Quando tramonta "il sol dell'avvenir", senza aver fatto mai giorno

19 AGO 20
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C'è una bieca similitudine di specie tra la nascita e la caduta delcomunismo e la nascita nel '92 del Berlusconismo, finito in questi giornicon i servizi sociali, percepiti come una liberazione. Non mi si critichil'azzardo di questa metafora, ma il comune denominatore tra “speranzeaccese e fini improprie” di questi movimenti di popolo è così forte, chenon posso fare a meno di rilevarlo. La storia ci dirà se quella granderivoluzione proletaria per il riscatto degli ultimi, caduta sotto i picconisul muro di Berlino, sia "solo quantitativamente" più grande dei tentatividelle masse appartenenti al ceto medio produttivo di farsi genitori delbenessere sociale anche di altri strati di popolazione, attraverso illiberismo berlusconiano. Quello che osservo è che come in ogni favola,umana-fantastica-politica, c'è un eroe in lotta con il cattivo di turno, ildolore, la festa, gli alleati ruffiani, i nemici, il pregiudizio, ilriscatto, il tradimento, la gioia, la paura, il matrimonio dei protagonistioppure la loro morte. Certo che tra Breznev e Gasparri, tra Bonaiuti e ilpur opaco Cernenko, la distanza è enorme. Ma gli effetti del percorsofavolistico sono identici. Quando le grandi idee di rinnovamento,interpretate da un leader che ne assume su di sé la sintesi, sono portateavanti da una classe dirigente di cialtroni, il lieto fine soccombe sempresotto i colpi dei picconi, di rottamatori, dei forconi, dei giudici o dallecontrorivoluzioni. Ed invece di un matrimonio, ecco il funerale. Berlusconicome Lenin, quindi? Beh, adesso non esageriamo, anche le metafore, perraggiungere uno scopo, devono essere credibili. Ma sia chiaro che la mortedelle idee più rivoluzionarie non avviene per la rarefazione delleideologie (che involvono) ma nella testa e nel cuore degli uomini che leincarnano. E nelle loro gambe. Ed anche nelle loro palle. Ma quando le pallevengono sostituite dai Coglioni, gli esiti sono ineluttabilmente scrittinella storia che si ripete.